di Tullio Passarelli

I nativi americani avevano chiamato questa isola Manhattan, che nella loro lingua significa “Isola delle colline”.
Eh si, avevano visto giusto. Eppure ho abitato a New York alcuni mesi a 18 anni e mi sembrava una città pianeggiante. E invece…
La Maratona di NY non è solo la corsa in sé, ma tante altre cose che la accompagnano.
Già giorni prima Manhattan è invasa da decine di migliaia di figure longilinee , subito riconoscibili, con famiglie al seguito. Il giorno prima della corsa faccio una passeggiata a Central Park. Invaso da runners, spesso con accento molto romano .
Il parco, nei colori dell’Indian summer, è di una bellezza stordente.
La mattina della corsa vado col South Ferry alla partenza. Nell’alba si passa tra statua della libertà e ponte di Brooklin illuminato, che sembra di stare in un film di Woody Allen.
Alla partenza scelgo di essere in fondo alla mia wave. Scelta positiva, ho tutto lo spazio per fare una sorta di riscaldamento, ed il ponte di Verrazzano è così largo da non trovare assembramento in seguito.
Il Verrazzano è uno dei momenti secondo me più belli.
Rappresenta l’altra polarità della maratona. Niente masse festanti, anzi proprio nessuno. Attraversare questo ponte altissimo e lunghissimo, che sembra non avere ragione d’essere (alle due estremità non vi è di fatto niente) è un qualcosa di vagamente surreale. Anzi, togliamo pure il vagamente.
Brooklyn è una sorpresa. Si sa che Manhattan è uno stadio a cielo aperto. Ma Brooklyn ha un entusiasmo comunitario che non mi aspettavo.
Su suggerimento di Elena ( e mai suggerimento fu più positivo) cerco di correre sul bordo della strada, per cercare di catturare le espressioni del pubblico e degli innumerevoli bambini che ti vogliono dare il cinque, e i cartelli portati dalla gente. (Uno dei più carini, e frequenti dice “ pain is just the french word for bread”).
Il tracciato è filante, e grazie alla folla corro con un sorriso largo così.
L’unico quartiere dove la gente ci ignora totalmente è Williamsburg. Purtroppo li conosco bene (sono, ahimè, del mio stesso popolo.) Una fazione ebraica, Satmar, radicalmente antimoderna, che vedono nella promiscuità dei sessi e nella disinvoltura nel vestirsi l’anticamera dell’inferno. Vi lascio immaginare cosa pensino di noi podisti.
Si passa per Park Slope (Uno dei miei libri preferiti, “follie di brooklyn” di Paul Auster è ambientato lì. )
Si prosegue poi per Queens e si arriva alla temuta salita del Queensboro Bridge, preceduta poi da un’altra salita. Anche qui non c’è pubblico, i corridori hanno perso la voglia di parlare. Il metallo del ponte fa rimbombare i passi.
Cerco di pensare all’ immagine simbolo del film Manhattan, Woody Allen e Diane Keaton seduti sulla panchina che guardano Queensboro Bridge.
Si entra a Manhattan e si percorre la first avenue. Non riesco a capire se è salita, discesa o piano.
Si arriva ai ponti del Bronx e lì la fatica si fa sentire eccome. Poi si torna a Manhattan, sulla quinta avenue. Vedo che siamo alla 135° strada e so che bisogna arrivare alla 57° per poi risalire.
La spietatezza della matematica mi getta nello sconforto. E da un certo punto in poi la quinta avenue è in salita.
Misteri della geografia. Se la prima avenue, in direzione opposta, non è in discesa, come può la quinta essere in salita ? Eppure è così.
Parecchi mi superano ma tanti vanno comunque piano come me e diversi camminano. Grido a un italiano che cammina “dai, non ti fermare!”
Lui mi risponde “ ma sono già 10 km che cammino.” Doveva essere uno da 2h40’.
Si entra in Central Park e per fortuna la strada adesso è in discesa. Si riesce e si rientra. Nel tratto finale si pensa a tutte le volte che lo si è visto in tv coi campioni a sprintare.
Poi è finita.
ps. Le mie 4 maratone : rispettivamente 3h37, 3h44, 3h49,3h53. Alla prossima se mi impegno sfondo il muro delle 4h al contrario.

6 comments

  • Ella

    Brividi !!

    Rispondi
  • Elena

    ‍♂️ emozione!!!!!

    Rispondi
  • Catalina

    Un emozione lacrimosa a leggerti…. Grazie mi hai regalato un anticipo sul mio sogno: fare la mia prima a New York

    Rispondi
  • Francesco

    Fantastico racconto, divertente istruttivo e vivo. Grabdissimo Tullio

    Rispondi
  • Silvia

    Bellissimo….nella gare ti posticipo sempre, seguendo i tuoi consigli……Londra2017 forse New York 2019….Grande Tullio

    Rispondi
  • Maria Elena

    Fantastico Tullio, molto emozionata nel leggerti . Ci ha fatto vivere una esperienza unica e mi hai fatto sognare. Grazie e complimenti: sei un poeta! Maria Elena

    Rispondi

Leave a comment