…alla conquista di Londra!

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Royal Parks Half Marathon, 9.10.2016

 

Volevo correre questa gara.

Lo volevo così tanto da aver provato ad iscrivermi già nelle ultime due edizioni.

Niente.

L’estrazione a sorte si era sempre dimostrata avara con me.

Questa volta mi va  bene . Un premio forse alla costanza datomi da un qualche, gelido, algoritmo.

Il percorso è perfetto: metà in città, metà nei parchi.

Il periodo perfetto. Ma, soprattutto, la città perfetta.

Il mio allenamento, imperfetto. Me ne farò una ragione.

Una giornata di sole, rara per Londra. L’organizzazione impeccabile.

L’elemento forse più interessante (comune alle altre corse anglosassoni) : il grande investimento fatto sui charities.

 Si può entrare  con estrazione a sorte,  e l’unico modo, se vuoi correre in compagnia, è diventare, coi tuoi amici, fund-raisers per un charity, impegnarsi a raccogliere un po’ di soldi,  e pettorale garantito.

Alla fine, sono 307 i charities coinvolti, 27 milioni di sterline la cifra raccolta. 

(La quota minima individuale non è proprio “un po’ di soldi”, come detto prima. E’ “un bel po’ di soldi”.

Ma la fortuna mi ha fatto risparmiare)

Le cause  per cui correre: tutte, dalla lotta ai vari tumori alla protezione dei cani di Chelsea.

Arrivo ad Hyde Park la mattina. Dopo una notte insonne. Perchè a Londra il traffico di sabato notte è al top.

Bella atmosfera. Molto anglosassone. Molto “dilettantistica”, nel senso migliore del termine.

Non ci sono i vari africani e i professionisti. (Alla fine vincerà un inglese. 1h09’. Roba che alla Roma Ostia neanche ti guardano).

Alla partenza, sono inserito nel primo gruppo. Potevo essere l’ultimo del primo gruppo o tra i primi del secondo. Vada per il primo. Mi preoccupo quando vedo i pace makers dell’ 1h30’ nel gruppo dietro di me.

I pace makers ci sono per ogni 5 minuti.  Tranne, per una qualche misteriosa ragione, quelli dell’1h 35. Cioè i miei pace makers.

Il mio spirito agonistico è, diciamo, imperfetto, amo i pace makers. Quando ci sono.

Si parte.

Mi accorgo con terrore di non aver inserito l’ autolap. I kilometri non saranno segnati sul percorso, solo le miglia. Passerò buona parte del tempo a fare lo switch da un sistema metrico all’altro. Senza capirci granchè.

Da Hyde park si costeggia Green Park, Buckingham Palace, St. James Park.medal

Si passa per 10 Downing street e Trafalgar Square. Si percorre lo Strand e si tornerà poi indietro .

A me piace correre in posti belli. Lo ammetto. Mandatemi alla mezza di Fiumicino. Mi troverete al 10° km, con una pietra al collo, che mi incammino molto serio verso il mare.

Il gps mi dà una media di 4’24 circa. Al 5° miglio, più o meno 8° kilometro, noto una discrepanza di 2-3 secondi tra gps e realtà (più lenta). Strano, essendo in piena città.

Corro accanto a un gruppo di sostenitori della lotta al diabete. Sensazioni buone, ma è solo l’inizio.

Si torna ad Hyde Park, lungo la Serpentine. Il sole autunnale e l’estate indiana.

 Mi superano i pace makers dell’ 1h30’. Devono essere partiti abbastanza dopo di me. Per un secondo vengo preso da un insopprimibile impulso ad accodarmi.

Poi rinsavisco. Li lascio andare avanti e, credo, mi salvo la gara.

Si entra poi in Kensington Gardens. Siamo dopo il 15°. Fatica, tanta, ma anche tanto incitamento.

Però rallento. Parecchio. Sopra i 4’30. Forse anche 4’35.

image1_1Alla fine, ultimo km. Lo striscione sta sempre lì. Non si avvicina mai.

Mi supera una specie di Pistorius. Però solo con una gamba metallica. L’altra regolare.

Si arriva, anche que
sta è finita.

1h35’10”. Il giusto. Quello che andava fatto. Più o meno.

Tullio

 

Che dire? Grandissimo,enorme, gigantesco Tullio!!!

Forza VVA!

 

 

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