Dal nostro inviato Antonio Casinelli

E’ il tipo di gara che adoro: le vie del quartiere in cui vivo una volta tanto libere dal traffico, volti noti di studenti e genitori che mi sorridono, pochi partecipanti e quindi la possibilità di scaldarsi tranquillamente fino ad un istante dalla partenza. Infine, last but not least, non è necessario inscatolarsi nell’odiata automobile neanche per cinque minuti: si arriva a piedi e ci si bea della tranquillità di una domenica mattina nuvolosa ed ancora sonnolenta. Livello tecnico? A giudicare dal numero di persone che mi hanno seminato fin dai primi 100 metri, direi molto buono: credo che anche i Virtuosi più veloci si sarebbero divertiti. Percorso nervoso con curve brusche, saliscendi che spezzano il fiato e le gambe. Non mi sono preparato in modo particolare, decido di far lavorare l’istinto per gestire il ritmo ed infatti… sbaglio clamorosamente. Un undicenne alla prima campestre probabilmente non avrebbe fatto di peggio. Non vi racconto in quanto ho bruciato (letteralmente) il primo km, perché il Presidente mi insulterebbe (ed avrebbe ogni ragione per farlo). Il GPS mi dice  comunque che i primi 5k sono stati chiusi in 20.25 e, tutto sommato, potrei anche dichiararmi soddisfatto. Lo sono molto di meno se penso a cosa avrei potuto fare gestendomi in modo più assennato. Il fido crono mi dice che ho corso per 6800 metri in 28′ e 20”, GMAP Pedometer mi dice che invece i metri sono 6900; non saprei dirvi perché, ma preferisco credere al signor Google. Ora, mentre scrivo, ripenso a questa giornata e provo una sensazione di tranquilla contentezza che (sarà la vecchiaia?) mi deriva dalle piccole gioie: sono partito alle 9 spaccate e alle 9.45 ero già sotto la doccia di casa, ho portato mia figlia a messa e, dulcis in fundo, al Tuodì ho trovato il Grande Impero croccante e profumato. Nel pomeriggio passeggio nel parco con due cari amici parlando di libri. Cosa si può desiderare di più da una domenica?

Mitico Antonio!

Forza VVA!

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