Partecipare a un IronMan, prendersi la finish line, ricevere la medaglia, è sicuramente una cosa molto bella e emozionante ma la cosa più bella resta comunque il ricordo del percorso fatto per arrivarci. Questo percorso, le emozioni che si provano e le amicizie che si creano non credo possano essere descritte in modo migliore di quanto abbia fatto la mia tosta-tenace-virtuosa (spero presto anche Virtuosa)-caparbia- trascinatrice amica e compagna di allenamenti, Daniela.
È per questo che, per una volta, mi faccio da parte e lascio la scena al bellissimo racconto della sua avventura. Che in fondo è stata un po’ anche la mia.

Forza VVA!

L.

 

IRONMAN CERVIA
di Daniela Lelj Cacchioni

Vuoi fare un ironman? Sei pazza? Dicono di me gli altri.
E’ così che decido di farmi un regalo, perché l’anno successivo avrei compiuto 40 anni e volevo festeggiare a modo mio. Il compleanno è il 1 giugno ma per quel periodo ci sarebbe stato anche il Passatore poi quello che importa è l’anno quindi sento Marco, il mio compagno di follie e ci iscriviamo. Lui ne ha già fatti due e a sentirlo parlare avrei potuto farlo il mese successivo ma poi da secchiona che sono inizio a fare i miei conti per mettere giù un piano. Se sono arrivata alla fine di questa storia è però prima di tutto grazie a lui.

E’ fine 2016 e l’iscrizione è fatta, c’è tempo, ci sono ancora altri obiettivi, c’è la maratona di Roma a primavera e c’è il Passatore a fine maggio.
L’inverno è rigido e mi scoraggia ad uscire in bici per cui mi concentro sulla corsa che va bene. Poi dopo la buona prova della maratona di Roma decido di riprendere il nuoto e la bici seriamente. Chiedo a Simone, il mitico Shorty, un posto dove allenarmi perché ero stufa di nuotare da sola e mi servivano stimoli nuovi.

Entro nel gruppo di allenamento Ironteam. Mi si apre un mondo, non smetterò mai di ringraziare Simone per questo.
Per questioni personali avevo deciso di abbandonare l’idea dell’ironman e magari di fare uno switch su un 70.3 quindi comincio ad allenarmi da fine marzo senza troppi programmi.
Il primo segnale positivo è l’ incontro con la prof. Piacentini, quella carina che al TOO 2016 mi ha aspettato al traguardo per presentarsi dopo che ci eravamo spalleggiate nei 40 km di bici. Tipa tosta, poche smancerie, diretta. Mi piace.
Va bene, mi sento bene, nel giro di un mese recupero la mia forma sul nuoto, che non è granché ma nella media, recupero un pochino nella bici grazie alle uscite in compagnia della prof che stava preparando l’IM di Zurigo e di Stefania sempre assetata di bici e chilometri. Grazie a loro ho riacquistato fiducia, non solo nella bici ma più in generale in quello che avrei potuto fare.
Che belle le uscite insieme, i nostri caffè, le nostre cocacole e il nostro ridente circuito di Monterotondo!
La prof mi inserisce in un gruppo bici dove ho il piacere di conoscere anche Cico e Simone con i quali riesco a strappare una sola uscita perché a ridosso dell’estate sarebbero di lì a poco andati in vacanza.
Mi convinco che avrei potuto superare i problemi, avrei potuto superare ciò che dentro di me diceva “no ironman”, perché in fondo c’era una voce più forte che mi diceva di andare e di provarci e che in qualche modo ce l’avrei fatta.

Chi fa Cervia? Ed ecco che escono fuori Luca, Giulio e poi anche Pino e Manuel.
Luca è una forza della natura e da subito c’è stata sintonia, aveva appena concluso il Passatore con un ottimo tempo e da come parlava ho capito che ci saremmo trovati. Non avrei mai immaginato però che saremmo riusciti ad allenarci insieme nei mesi centrali dell’estate. Solo questo meriterebbe un racconto a parte, perché la bellezza, la positività, l’allegria e l’energia che mi ha trasmesso è difficile descriverla in poche righe.
Quello che posso dire è che potrei scrivere una raccolta di barzellette e un elenco di bar divisi per specialità: cornetto, crostata, diplomatico, ciambella. Non solo questo. Luca è un conoscitore di Roma e delle sue bellezze e nelle uscite di corsa in centro all’alba ho avuto il piacere di fare chilometri con una voce narrante che descriveva gli angoli e i monumenti meno conosciuti di Roma.
A Roma c’è anche Manuel, lui è forte e ci invita ad andare in bici con lui insieme al suo gruppo. E’ il giro di Tolfa che adoro e conosco bene quindi dopo qualche timore insieme a Luca decido di aggregarmi. Bellissima uscita, Manuel molto premuroso con noi soprattutto con me. Non mi ha fatto sentire un peso, anche se ero notevolmente inferiore al resto del gruppo.
Purtroppo dopo poco ci informa che a causa di un suo incidente non potrà partecipare alla competizione.
Giulio è in Sicilia, Pino al Circeo ma poi a circa un mese dalla gara ci rivediamo tutti, più o meno preoccupati e con la voglia di fare almeno una uscita insieme. Usciamo in bici proprio nel giorno in cui e Luca avremmo fatto il nostro supercombinato. L’uscita in bici è stata per me la peggiore fatta ma riesco a portare a termine l’allenamento, anche grazie all’intervento meccanico di Giulio e mi dico che questo è alla fine quello che conta. Credo fermamente infatti che sia più importante superare le crisi che fare un allenamento perfetto e quindi non perdo la fiducia.
Sono le ultime settimane, gli allenamenti si fanno più leggeri, non mancano le uscite infrasettimanali in bici con il mitico Shorty che non mi ha mai lasciata sola all’alba verso il mare accompagnandomi con luci da discoteca a rincorrere l’onda verde della Colombo.
All’ultima uscita in bici del weekend, come quasi a chiudere un cerchio, partecipano oltre a Luca, la prof e Stefania insieme anche a Laura. La sensazione è buona e la compagnia mi infonde tanta serenità. Al ritorno incrocio anche Cico e Simone, che bello!
Ormai manca una settimana e non c’è nulla da inventare anzi meglio recuperare energie il più possibile. Dopo l’estate caldissima che ci ha messi a dura prova negli allenamenti il calo di temperatura da metà settembre ha fatto gioco allo scarico e al riposo.
Qualche giorno prima di partire vado a nuotare con la prof e poi faccio pochi km in bici con Manuel, che mi dice una sola cosa: “sei pronta”. Lo dice credendoci davvero e così facendo mi dà la carica finale.
Il racconto, seppure in estrema sintesi, potrebbe finire qui. Il viaggio che mi ha portato alla gara, le persone che ho avuto la fortuna di incontrare, le emozioni vissute valgono più della gara stessa.

Giovedì
È giovedì, la competizione è sabato. Parto da sola. Marco parte con me ma con la sua macchina e ci facciamo compagnia lungo strada. Purtroppo non sta benissimo (colpa anche mia) e per questo farà una brutta gara.
Arrivo in hotel ma l’impazienza mi porta subito fuori a cercare il “village” e a ritirare il pettorale.
Sento gli altri matti compreso Manuel che decide comunque di esserci per darci supporto e posso dire un supporto unico, fatto di affetto, consigli, assistenza materiale, foto e risate.
Pino arriva poco dopo di me mentre dalla macchina di Giulio e Luca arrivavano notizie di una tragedia in corso: il cambio della bici di Giulio era rotto e dopo un brainstorming nel garage di Giulio in qualche modo riescono a partire con bici, pezzi di bici e bagagli più o meno pronti.

Venerdì
Venerdì mattina finalmente ci vediamo al briefing. Eravamo tutti in hotel diversi causa organizzazione fatta in tempi diversi. La giornata è piena, bisogna preparare tutto e fare il bike check-in ma soprattutto riposarsi e mangiare! In serata arriva Manuel giusto in tempo per la cena. Mangiamo in un posto carino nel centro di Cervia individuato da Luca (noto anche come Hoover) e poi a letto nella speranza di dormire almeno qualche ora.

Sabato
Sveglia, colazione e via verso la zona cambio.
E’ notte, è freddo, sono tesa ma non troppo, finalmente vedo tra le luci Giulio, Manuel e Luca e subito mi rassereno, Giulio insiste nell’aumentare la pressione delle mie ruote e lo lascio fare e così dopo un loro controllo alla bici e un mio alle mie sacche esco tranquilla consapevole che ormai l’unica cosa da fare sarebbe stata quella per cui mi ero allenata negli ultimi mesi.
Manuel aspetta con me la partenza. Ci dirigiamo verso la partenza del nuoto, mi abbraccia e mi saluta mentre io vado verso la griglia che ci eravamo detti la sera prima con Luca ed infatti dopo poco compare lui, l’uomo con il sorriso, l’uomo positivo che ti fa sembrare una sguazzata anche 3.800 metri di nuoto.
Partiamo affiancati nella rolling start. Lui si lancia di corsa verso il mare, io un pochino più piano, devo respirare, devo stare calma, l’acqua è fredda, la corsa sulla spiaggia, unita all’emozione gioca brutti scherzi sul ritmo cardiaco. Con prudenza inizio la frazione di nuoto e dopo poco riesco a scaldarmi e a prendere il ritmo che non perdo nonostante l’uscita all’australiana dove ci aspettava Manuel pronto a immortalare ogni attimo.
Finisco il nuoto e corro verso la T1 per un percorso lunghissimo visto il giorno prima. Mi preparo per la frazione successiva e in corrispondenza della mia bici trovo Manuel a fare le foto e il tifo. Che bello!
Inizio la frazione che da sempre mi dava più preoccupazione, quella su cui onestamente ero meno allenata. Inizio agile e serena ma cerco di non spingere troppo. Benché Cervia abbia un percorso abbastanza piatto, eccezion fatta per il muro di Bertinoro, mi dico che 180 km sono sempre tanti e la mia esperienza non è molta.
Vado costante e il primo giro vola. So da Manuel, che incontro alla fine del primo giro, che gli altri stanno andando e sono felice. Il secondo giro inizia come il primo, mi sento bene anche se dei doloretti da postura iniziano a farsi sentire, poi arrivano delle fitte ai piedi e inizia la prima battaglia. Vado vado, stringo i denti e mi ritrovo di nuovo ai piedi di Bertinoro, questa volta non riesco a mettermi in piedi sui pedali, troppo forte il dolore ai piedi ma va bene lo stesso, la salita la supero ugualmente e poi via veloce verso la discesa per affrontare gli ultimi 40 km dicendomi “è fatta,la parte difficile è finita”. Quando si dice che non è mai finita fino alla fine si dice proprio il vero. Tutti quegli “ultimi” 40 km sono stati accompagnati da un vento contrario a tratti forte e tratti meno forte ma pur sempre contrario che ha allontanato, in termini di tempo, l’arrivo in T2 e che ha messo alla prova la tenuta della testa e dei miei poveri piedi.
Leggo finalmente il cartello 180 e capisco di avercela fatta. Arrivo in T2. C’è sempre Manuel vigile a dare notizie e a incitare. Poggio la bici, cerco di andare in bagno e perdo molto tempo ma dovevo proprio, mi cambio e penso che anche se stanca e con le gambe provate stavo per iniziare la frazione che non aveva segreti, quella in cui mi sentivo più forte.
Anche nella T2 perdo 10’. Vabbè. Parto ma dopo pochi metri mi rendo conto che il dolore ai piedi che avevo in maniera acuta con gli scarpini da bici non era minimamente passato. La cosa mi ha subito terrorizzata perché, anche se a me noti, i 42 km di corsa in quelle condizioni sarebbero stati un calvario.
Alla prima occasione utile mi metto di lato, mi tolgo le scarpe e i calzini, massaggio un po’ i piedi e rimetto tutto con calma, stringendo bene le scarpe. Riparto e sembra andare un pochino meglio ma è solo un’illusione. Capisco quindi che questo dolore mi avrebbe accompagnato fino alle fine. Cerco di governarlo.
Alla fine di ogni giro c’è sempre lui, il nostro pilastro Manuel a darci la carica e informarci l’uno dell’altro, Finalmente al secondo giro vedo Giulio e dopo poco Pino. Che bello vedere facce conosciute! Cerco con disperazione Luca ma non lo vedo, sapevo però che era davanti a me. Con molta concentrazione e dandomi obiettivi sempre più vicini mi ritrovo ad affrontare l’ultimo giro, mancavano ancora più di 10 km ma sapevo che sarei arrivata in qualche modo.
Quello che di sicuro mi ha portato fino alla fine, a parte la mia caparbietà, è stato il pensiero di trovare qualcuno all’arrivo. Avvicinarsi alla finish line è un’emozione difficile da trasmettere, ricordo solo di aver rallentato, di aver dato la mano a tutti, di essermi commossa, di aver ringraziato la mia guida silenziosa che da lassù mi protegge in ogni mia impresa e poi di averla superata consapevole di aver compiuto un’impresa. Ho subito visto Manuel felice per me, ho visto Luca emozionato che mi ha abbracciata e che è stato addirittura delegato dallo staff ironman a mettermi la medaglia!
Fine.

P.S. Non sarebbe potuta andare meglio e non per il tempo che ho scoperto dopo essere stato di 12h 02’ ma per tutto il resto!
Un grazie va a tutte le persone che sono in questo racconto ma anche a tutte quelle che non ci sono e che mi hanno manifestato tanta partecipazione e affetto.
Ci vediamo al prossimo!

Daniela

 

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