di Luca Vecchia.

 

Giornata, quella di ieri, che definire “complicata” è un semplice e banale eufemismo; giornata che definire “strana” idem.

Ecco il mio racconto.

Arrivati a Firenze troviamo tanto sole e molto, molto, molto caldo. Anche gli altri anni lo era, ma non si è mai arrivato a queste temperature!

Comunque sia, presi i pettorali e lasciate le borse per la Colla e per Faenza, alle 14.40 ci dirigiamo in processione verso la linea di partenza che quest’anno, per la prima volta, è stata spostata in piazza Duomo. Lo scenario, neanche a dirlo, mozzafiato. Ai lati della partenza un miliardo di turisti.

Grazie alla mia 155ª posizione dello scorso anno, ho ottenuto la possibilità di partire nella (unica) griglia dei top. Praticamente a 3 mt dal grande Giorgio Calcaterra che oggi tenta la 13ª vittoria consecutiva.

Alle 15 in punto lo sparo. Partendo così avanti non trovo, come gli altri anni, l’intoppo per le strette vie fiorentine e posso mettermi subito al mio ritmo. Il caldo si fa subito sentire e già dopo primi km di pianura si è totalmente zuppi. Inizia la scalata verso Fiesole. Da sempre trovata tostissima sia per le forti pendenze, sia per il caldo asfissiante. Oggi è mortale! Arrivo in cima che sono quasi al limite delle forze. Proseguo la corsa per altri 10 km di saliscendi e arrivo all’inizio della discesa, verso il 15º km che sono praticamente un cadavere. 

In discesa mi limito ad andare d’inerzia cercando di riprendermi un po’. Niente da fare, anzi, iniziano i problemi intestinali. Mi fermo una volta, due volte, la terza mi rifiuto e stringo i denti. Passo Borgo San Lorenzo senza vederlo. Inizio la salita e cerco di correre il più possibile. Al 39º la salita diventa LA salita. Quella che tutti conoscono e temono (giustamente) e che porta al passo della colla posto al 48º km. Corro (pianissimo), cammino (tantissimo). Arrivo al passo stremato. Mi siedo davanti al tavolo del rifornimento senza avere neanche la forza di prendere qualcosa. Passano i minuti, uno, due, cinque, piano piano inizio a mangiare e mi cambio. Via la canotta e su la mitica maglietta bianco-blu-arancio della VVA! E in questo momento avviene una cosa straordinaria. Al pari della corazza di IronMan per Tony Stark, così per me la maglietta della Virtus sembra ridarmi, come per magia, tutte le forze. È ora di tornare in pista, è ora di rompere le ossa a qualcuno. Dopo 10’ alla Villa lancio lo zaino nel pullman che me lo riporterà a Faenza e mi sparo come un proiettile giù per la discesa. Supero una, dieci, cento persone. Svernicio tutti quelli che mi si parano davanti. Arrivo al traguardo volante di Marradi, al 65º km che sembro un centometrista. Da adesso finisce la discesa e iniziano tutti leggeri saliscendi, non ripidi, ma lunghi e impegnativi. Continuo bello andante. Le forze, sorprendentemente, tornate, la fatica, misteriosamente sparita. Recupero buona parte dei minuti persi nei primi 48º km. Fino all’80º. Qui commetto un errore. Controllo il cronometro per vedere se riesco a tirar giù il mio personale dello scorso anno di 10h21’. Faccio i calcoli ma non ci riuscirei neanche se fossi Calcaterra…

A questo punto decido di preservarmi visto che tra 2 settimane sarò a Pesacara per un mezzo Ironman e mi metto su un passo moooolto comodo. Riesco a chiudere, non si sa come, sotto le 11 ore.

150º posto assoluto su 3060 partecipanti (record della manifestazione). Miglioro la posizione dello scorso anno di 5 posizioni nonostante un tempo molto più alto, segno che le condizioni odierne hanno fatto soffrire tutti. Calcaterra compreso che all’arrivo sarà “solo” terzo.

Finisco con i ringraziamenti di rito: per primo ça va sans dire, a mia moglie Fabiana che da anni sopporta questa mia follia. Ai figli ovviamente, che però, al contrario di mia moglie, sono ben contenti di non avermi tra le scatole a casa, al mio mitico allenatore Cristiano Caporali, che riesce a dare le (modeste) sembianze di un atleta a una pippa del mio calibro, agli amici della Virtus Villa Ada che sono i miei primi tifosi, ai miei quotidiani compagni di allenamento, Daniele, Maria Francesca, Giulio, Manuel, Federico, Sara, Mikael e Roberto (spero di non averne dimenticato nessuno), agli amici di Rocket Triathlon, di Nirvana e della ProCycling.

Grazie a tutti!

 

Forza VVA!! Sempre.

L.

 

1 comment

  • Francesco

    Un vero atleta con un grande cuore. Bravissimo Luca.. ora però solo un ultimo Passatore per il piatto è poi BASTA! 😉

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